Le unità di misura tipografiche

Le unità assolute

Punti e Pica. Il concetto di punto come viene utilizzato oggi è relativamente nuovo in quanto fu introdotto da Adobe durante lo sviluppo del linguaggio PostScript. Infatti, benchè il concetto di punto tipografico esistesse già da svariati secoli, la definizione della sua misura esatta non fu mai fissata fino all’anno 1883 quando la U.S. Type Founders Association (l’associazione dei tipografi americani) stabilì che il punto dovesse misurare esattamente 0.0138 pollici, ovvero l’arrotondamento di 1/72 di pollice. Questo viene oggi definito come “American point”. Fortunatamente Adobe in tempi moderni decise poi di definire il punto proprio come 1/72 di pollice (eliminando quindi i problemi di arrotondamento): questo viene oggi identificato come “PostScript point”.

Di conseguenza viene poi definito il Pica (PostScript) come quella unità composta da 12 punti: un pollice misura quindi esattamente 6 pica. Il pica viene tradizionalmente usato nella misura delle dimensioni della pagina e dei suoi elementi. La larghezza di una colonna di testo, ed esempio, viene di norma misurata in pica e così anche i margini di pagina o la posizione di elementi grafici e non sulla pagina.

Distanze inferiori vengono sempre misurate in punti anche quando la misura supera il pica: ad esempio si potrà dire che un paragrafo va indentato di 18 punti ma non di 1 pica e 6 punti; allo stesso modo verrà misurata ad esempio la spaziatura tra le righe di testo. Infine, la dimensione dei caratteri viene misurata in punti o, da quando esiste il mondo digitale, in frazioni di punto.

La dimensione in punti

La sua definizione risale ai tempi in cui i caratteri venivano impressi manualmente. Quando ogni carattere veniva “inciso” in un proprio blocchetto di metallo, questo doveva essere leggermente più alto e più largo del carattere che poi sarebbe stato impresso sulla carta: questi piccoli spazi sui quattro lati impedivano che i caratteri stampati venissero a toccarsi orizzontalmente o verticalmente.

composizione caratteri

caratteri tipografici

La dimensione in punti del carattere fu definita come l’altezza dei blocchi misurato dall’apice del carattere posizionato più in alto lungo l’asse verticale fino al punto inferiore del carattere posizionato più in basso, come indicato nella figura seguente.

Anche dopo l’avvento del mondo digitale, la misura in punti rimane la stessa dove l’antico blocco di metallo è oggi sostituito dal riquadro immaginario che raffigura lo spazio che ciascun carattere occuperà nella pagina.

Le unità relative

Le unità relative non hanno alcun riferimento ad unità di misura fisse quali il pollice o il millimetro. Queste unità invece crescono o diminuiscono proporzionalmente alla misura degli oggetti cui esse si riferiscono e sono utili proprio per mantenere coerenti le relazioni di misura tra i vari oggetti quando le loro dimensioni variano.

L’unità EM. E’ l’unità relativa fondamentale in tipografia: si può definire 1 em come la dimensione del carattere correntemente definito. Se viene usato un carattere da 11 punti allora 1 em misura 11 punti: nonostante il nome possa ingannare, questo non ha nulla a che vedere con la larghezza del carattere “M” che normalmente occupa uno spazio inferiore ad 1 em.

Le distanze tra i caratteri vengono più spesso definite in em o frazioni di em piuttosto che in pica o in punti. Ad esempio nel sistema Monotype, veniva originalmente definito uno schema di spaziatura che prevedeva 18 unità relative all’em: ovvero ciascun carattere (compreso lo spazio) poteva avere una di queste 18 larghezze possibili. Queste possibili larghezze relative fanno sempre riferimento al “riquadro” di ampiezza 1 em in modo che, una volta definita la dimensioni in punti del carattere, il sistema Monotype era in grado di definire esattamente lo spazio occupato da ciascun carattere e da ciascuna riga di testo.